racconto dello sguardo cover

Premio Alessandro Tassoni - Modena 2106 – per la narrativa

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Anticipazioni:

Recensioni

Caro caro Franco,
ho inghiottito in un sol boccone il tuo Racconto dello sguardo acceso, in un sol boccone eppure  soffermandomi su ogni pagina, mi ero segnata di chiederti se il Vanni di pag 22 era proprio morto, e poi via via di dirti tante cose di tante pagine, del tuo papà che mai più prese un treno e del tuo averlo conquistato, e di te zio sulla panchina rossa, e che la tua ultima riga di pag. 124 sull'anima che pulsa assomiglia a una mia poesia (nel libro Madre d'inverno che uscirà tra un mesetto nello specchio come il tuo con quella bella fotografia), e di Franco astuto omerico contro i ladri ecc, e poi arrivata a pag. 202 ho fatto un salto, c'ero dentro anch'io!
graziegrazie Franco (ero stata un po' gelosa quando avevo letto Anedda!);
questi sopra sono solo appunti personali d'affetto, ma il libro è ben altro e se fossi gay gli farei un monumento ma anche se non lo sono glielo faccio lo stesso, tua vivian (per es. per la tua veemente impetuosa capacità di indignazione come Parini quando dice spettacol miserabile e  mia bile al fin costretta).

Vivian Lamarque

Dovremmo (ri)cominciare a parlare di confessioni (Confessiones) laiche, in letteratura. Anche se già tante ne sono state scritte, dovremmo forse ricondurle a una dimensione più essenziale, sicuramente ancor più secolare, in ogni caso: più politica. Il principio che dà forma alla confessione letteraria, cioè la sua carica motrice e modellante, al pari di quanto accade nella confessione di un pentito, di un amico, di un amante, di un traditore, è la severità, il rigore del dire al di là della verità e, soprattutto, al di là di quanto il destinatario possa già conoscere o ignorare. E ancora, e forse più importante: il voler fare, attraverso il dire la verità – non penso qui alla verità proposizionale –, l’esperienza stessa della verità e, in ultimo, della chiarezza a sé. In merito, Derrida aggiungerebbe: il mio nome, il nome proprio, che emerge in quanto verità nel e del con-testo – nel tentativo di darsi al proprio lettore attraverso la più autentica delle modalità: il perdono. Il racconto come un chiedere perdono. E il chiedere perdono come più autentica occorrenza dello scrivere di sé, del raccontarsi, del confessarsi. Ma ne Il racconto dello sguardo acceso c’è di più: c’è la volontà di trasferire, dal «perdono» al «politico», una responsabilità. Una responsabilità che è sempre tua, un’esperienza – la tua vita – che è più che singolare. E i nomi delle cose in maiuscolo e... ancora: materia, materia, materia. L’entusiasmo – della vita, la tua – nella pazienza, il racconto del silenzio che, solo, accende la presenza di un’antica fatica. Questo è il mio resoconto dopo una prima, emozionata, troppo emozionata, lettura. Ti ho tallonato di città in città; al tuo seguito nel costante incontro di personaggi miseri e maestosi. Tuttavia resta un enigma da risolvere. Un enigma che si ripropone senza posa lungo tutto – e quanto – il testo. L’Enigma Buffoni o: Della grandezza di un uomo solo. Dirmi lusingato della menzione, Franco, è dire poco. Dirmi riconoscente, è il mio modo, il primo, di chiedere perdono.

Samir Galal Mohammed

Caro Franco,
ho ricevuto il tuo Racconto dello sguardo acceso, e ho cominciato a leggere per curiosità le prima pagine. Poi però non ho più smesso, e sono arrivato alla fine, di corsa, come scendendo la corrente di un fiume su acque brillanti di spuma. Mi sono molto piaciute le tue pagine, più ancora quelle di memoria e di vita, di luoghi e di personaggi che quelle di letteratura (dove evidentemente abbiamo gusti molto diversi, ma cosa vuol dire?). Ho sentito il respiro della tua prosa con spirito fraterno, e ho apprezzato le parti di impegno politico-sociale (è ora che gli scrittori lo riprendano). Grazie dunque, e, per quello che può valere il mio giudizio, complimenti! Con un abbraccio

Giuseppe Conte

Iniziato a leggere Il racconto dello sguardo acceso. Libertà di accensione presenza assidua del mondo. Esserci, continui a dare fiducia alla presenza. Questo è un insegnamento che non si può tralasciare. Grazie

Gianluca D’Andrea

Caro Franco, pur avendo ricevuto il tuo Racconto dello sguardo acceso una settimana fa, ti scrivo solo ora, perché prima volevo un po' gustarmelo. Ora l'ho fatto almeno per una metà, vedendo con quanta raffinatezza intrecci ricordi personali e temi civili o culturali. E che memoria! Ma so che tieni un diario: così alla sottoscritta smemorata, tra l'ammirazione per la tua scrittura, son tornati alla mente tanti episodi di parecchi anni fa.

Maria Antonietta Grignani

L'ho iniziato ieri sera e finito oggi pomeriggio, hai già il polso di quanto mi sia piaciuto. Innanzitutto grazie per aver parlato in così poche ma esatte parole del caso Dalla, avete fatto benissimo a metterne una citazione nel risvolto. Amavo tantissimo la sua musica (anche se negli ultimi anni la velatura e i concerti per il Papa mi davano sempre più fastidio), ma con quello che è uscito dopo la sua morte non sono più riuscito a ascoltare una sua canzone. I CD sono sempre lì sullo scaffale, ma il contenuto mi pare morto. Vado ovviamente randomly perché il mosaico è troppo ricco e variegato, e scelgo il capitoletto sul santuario di Elisar. Innanzitutto perché non ne sapevo nulla, e ho pensato che se mai un giorno visiterò il luogo, penserò a te che indirettamente me l'hai fatto conoscere. E poi per come si svolge l'episodio, che lascia una tristezza e un amaro senza pari. Ci si sente calpestati. Secondo me questo è di gran lunga il tuo miglior libro di narrativa; il perfetto equivalente in prosa della tua poesia, una cosa molto curiosa. Andrebbe candidato a un premione, tipo Strega, perché avesse la visibilità accordata al miglior libro di narrativa italiana dell'anno.

Luca Baldoni

Caro Franco che belle le pagine sulla traduzione e la figura di Imma, e grazie delle parole sulla Sardegna... e della tua amicizia. Intanto un grande abbraccio. Anto

Antonella Anedda

Ho appena finito Lo sguardo acceso! L'ho letto in due riprese, con molto gusto. Mi piacciono molto i tuoi memoir intellettuali, soprattutto quando fai l'esegeta di te stesso e illustri il retroscena dei tuoi testi in versi. Credo sia una delle rare volte in cui sono riuscito a seguire con attenzione un ragionamento di politica economica ("i tedeschi non possomo essere lasciati soli", è folgorante).
Spero che questa email ti trovi bene. Sei a Roma o in Lombardia? Quando ho saputo dell'omicidio Varani mi è venuto in mente Zamel. È uno di quei casi di cui, temo, si parlerà a lungo (i commenti mediatici omofobici e semplicistici si stanno già sprecando) ma ti confesso che ascoltare la tua opinione in merito mi conforterebbe non poco.
Ti mando un grande abbraccio. Spero di rivederti presto

Marco Simonelli

Ho finito di leggere il tuo Racconto dello sguardo acceso: un altro dei tuoi riusciti libri autobiografico-civili, felicemente oscillante tra riflessione e narrazione. Mi piace molto la seconda parte, che è quella che ho potuto leggere per intero (la prima è difettata e ho dovuto saltare Sesso e Poesia: una bella accoppiata). Sei sempre profondo e convincente quando ragioni di traduzioni, Europa (e Svizzera!), storia, mentre quando parli di farmacie ti seguo un po' meno, diciamo così. In ogni caso un libro pieno di riflessioni (soprattutto di tipo politico, nel senso lato e nobile del termine) argute, stimolanti e piacevoli da leggere.

Massimo Gezzi

Je voulais te dire que la lecture de ton ouvrage m'a enthousiasmé: j'ai lu avec beaucoup de joie, de plaisir, d'amusement, tes "propos" sur tant de sujets divers et cohérents tout à la fois. Tes appétits et tes goûts, ta vitalité, confèrent une certaine énergie au lecteur que je suis - et je suppose que beaucoup de tes lecteurs ont éprouvé la même chose, n'est-ce pas?

Franck Merger

Ho letto Il racconto dello sguardo acceso con grande gusto per la tua scrittura ariosa e il modo vivace e sempre pungente con cui riesci a cogliere in poche battute una figura, atmosfera, uno snodo epocale  - penso, tra le tante, alle pagine su Imma, che mi hanno molto colpito (e a cui ho ripensato poi anche in questi giorni avendo ricevuto da Interlinea la nuova edizione di "Con il testo a fronte", grazie anche per questo!, dove ho letto il bellissimo ritratto di Carnevali), alla pizzeria di Cassino, al racconto della Svizzera. A proposito di quest'ultimo, mi piacerebbe dedicarvi playlist che curo al sabato per le Parole e le cose, ispirata al tuo racconto e a Addio Lugano Bella.

Italo Testa