Theios
QUI per ascoltare la lettura dell'autore
http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/mostra_evento.cfm?Q_EV_ID=261746

Editore: www.interlinea.it

Dall’intervista all’autore a cura di Roberto Cicala, apparsa in Interlinea News, dicembre 2001
 
Domanda: Come si colloca Theios nell'ambito della tua produzione poetica?

Risposta: Dopo Suora carmelitana e altri racconti in versi apparso da Guanda nel 1997 e Il profilo del Rosa uscito da Mondadori nel 2OOO, Theios chiude la trilogia delle raccolte incentrate sulla storia di una crescita, di una Bildung. 

Domanda: Conosco i due libri precedenti dove - attraverso i racconti nel primo e per sezioni liriche nel secondo - si assiste veramente al divenire di una psicologia, dapprima infantile quindi adolescente e adulta. Ma Theios che c'entra? E il titolo? 

Risposta: Il titolo è stato scelto in una rosa che comprendeva tre possibilità: Il nipote, Zio Franco e, per l'appunto, Theios. La prima è stata scartata perché già esiste un romanzo di James Purdy con lo stesso titolo, tradotto dall'inglese The Nephew (che designa senza dubbio il nipote di "zio", mentre in italiano il termine si presta a una doppia interpretazione); il secondo titolo, un poco cechoviano, sarebbe stato certamente preferito da Saba, ma mi convinceva meno del terzo che, con la sua nitida potenza greco-classica, indica sì lo "zio", ma conferisce al termine nel contempo anche una forte carica di atemporalità, di ineluttabile ricorrenza. 

Domanda: Si tratta dunque della descrizione della crescita di tuo nipote? 

Risposta: In effetti sì. Dal 1979, l'anno in cui il bambino nacque, senza nessun calcolo o determinazione ogni tanto mi è accaduto di fissare in versi qualche istante particolare della sua crescita, qualche momento di rivelazione. Soltanto in tempi recenti ho provato a mettere in sequenza i vari testi mandandoli in lettura a critici amici. Stranamente, malgrado la distanza temporale che separa i primi testi dagli ultimi (Stefano oggi frequenta il terzo anno di Agraria) tutti mi hanno assicurato che la silloge "tiene". 

Domanda: Ne sono convinto anch'io. Come spieghi questo fatto? 

Risposta: Forse per una questione strettamente inerente alla mia poetica. Che, in Suora carmelitana e Il profilo del Rosa, trova nell'autobiografismo proiettato sia sincronicamente sia diacronicamente il proprio cardine, e qui crea ciò che analizzando un testo teatrale definiremmo un sub-plot. Mentre il bambino cresce il narratore non è fermo nel tempo. Anch'egli si sta trasformando. Il rapporto tra i due è dinamico, dialettico. Ma il protagonista qui non è Amleto, è Laerte. O, più congruamente, non è Batman, è Robin.

Dalla nota critica di Roberto Cicala posta in conclusione alla raccolta:

Dopo Suora carmelitana e Il profilo del Rosa, con questo libro Franco Buffoni chiude la trilogia delle raccolte incentrate sulla storia di una crescita, di una Bildung. Se attraverso i racconti del primo libro e le sezioni liriche del secondo si può assistere al divenire di una psicologia, dapprima infantile quindi adolescente e adulta, in Theios l'io narrante protagonista dei primi due libri diviene lo "zio". Ma il termine greco conferisce alla indicazione di parentela, al "ruolo" familiare, una forte carica di atemporalità, di ineluttabile ricorrenza.
"Soltanto in tempi recenti", ha dichiarato Buffoni, "ho provato a mettere in sequenza testi scritti nell'arco di un ventennio e incentrati su qualche istante particolare, qualche momento di rivelazione della crescita di mio nipote nato nel 1979". Ma mentre il bambino cresce il narratore non è fermo nel tempo. Anch'egli si sta trasformando. Il rapporto tra i due è dinamico, dialettico. E protagonista qui non è Batman ma nemmeno Robin, bensì la scia che insieme lasciano.

THEIOS si apre con due brani poetici tratti dai due libri precedenti:

Mi ricordo il convento da bambino.
La zia si presentava con il velo
Dietro le grate:
Due, come la regola prescrive,
A un palmo di distanza tra di loro.

Del parlatorio la ruota mi piaceva da morire
E oggi attira Stefano ugualmente.
Dall'apertura poteva fuoruscire
Il mio regalo
O anche niente.
Ma era bello così farla girare,
Per l'odore dentro.

Di fronte al grande crocifisso
E alla zia che spiegava la passione
I chiodi degli uomini romani,
Stefano ha fissato a lungo quelle forme
Toccandogli le mani:
"Così sta su".

Parlando della zia dice che è stato
Da una suora americana.

da Suora carmelitana, Guanda 1997


Era solo una voce di mamma per le scale
"Piano", diceva, e si sentiva un frigno
Non forte di tre quattro anni
E passi scolpiti al gradino
Diversi, grandi fruscianti
E piccoli pesanti.
Forse c'era ancora un po' di neve
Addossata al muretto davanti
O comunque del bianco tra le ortensie,
"Piano", ripeteva la voce…

da Il profilo del Rosa, Mondadori 2000



Da THEIOS quattro brani poetici:

Un bambino allora
Ansioso di avere il casino tra le gambe
Il motorino,
Lungo le scale
Appeso al passamano
Sembra di nuovo piccolino.
(In una teoria di richiami
Non vorrei prendergli roba tradotta,
Meglio Salgari Salvator Gotta).


La peluria va infittendosi, le guance
Sono già più incavate leggermente
Sotto pelle oggi ho notato un punto rosso
- Traduceva Cesare -
E sarà il suo tormento di risveglio
Fino a Lucrezio almeno, se non oltre.


Compòrtati bene, come il sole stamattina
Che quasi tra i tigli si nasconde
Per lasciarti studiare,
Sii come lui discreto, non esibire,
Lega solo alla sostanza del calore
La presenza tua tanto più intensa
Quanto più simile a un'assenza,
Una ventata di fiato tiepido tra i tigli
Da assaporare a occhi chiusi.


E vedo dall'alto del mio bagno sui box
La tua calvizie giovane allargarsi
Mentre con cura virilmente scattano
Pulsanti a luce verde. Plastica
A distruggere elementi d'altra plastica
Nel paese dei balocchi, usando coloranti
Per scoprire il percorso dei vasi sanguigni
Negli interstizi degli anni. Procrea, procrea
Ragazzo mio, che la tua bellezza non si perda.
Il suono comincia a nascondersi
Nel ventre del violoncello.
Si impietrirà la piccola carie,
Saprà come non farti male.

 

Theios sul blog poesia del Corriere della Sera

Franco Buffoni fa molte cose: insegna letterature comparate, fa il traduttore e ha fondato e dirige una rivista prestigiosa e necessaria che si occupa di traduzioni e tecniche di traduzione: Testo a fronte. Ha pubblicato diversi studi critici soprattutto sulla letteratura inglese. E scrive poesie. I libri ormai sono tanti. Tra i più maturi Il profilo del Rosa (Mondadori, 2000) e Guerra (Mondadori, 2005). Ma anche gli altri libri sono importanti e segnano una linea di continuità. La sua tematica fondamentale è la memoria attraverso cui evidenziare la formazione, la famiglia, i legami, gli affetti, i luoghi. Con Guerra tuttavia ha cambiato in parte registro (anche qui la memoria del padre in campo di concentramento attiene al recupero della storia) e probabilmente con il prossimo libro di cui ha già rivelato il titolo Noi e loro farà un altro passo avanti nella scala delle tematiche. Ha anticipato che si sposterà verso forme di erotismo.

Qui oggi vogliamo proporre due poesie da un suo libro particolare. Il titolo è Theios, parola greca per dire "Zio". Questa raccolta, che secondo la testimonianza dell'autore è nata fortuitamente dai piccoli ritratti osservativi della crescita del nipote Stefano, ha una grande forza: fissa i caratteri del tempo. Non è solo il tempo che passa, il succedersi delle stagioni. Ma è il tempo come modificazione continua e progressiva dei corpi e delle menti. Buffoni descrive momenti della crescita del nipote, ma così facendo annota le trasformazioni dentro di sè, sul proprio corpo, nella propria mente. L'incidenza del tempo, del suo scorrere, della sua implacabilità, ma anche della sua dolcezza, è ricorrente nella poesia di ogni luogo e di ogni epoca, ma è più sentita e sofferta nell'epoca contemporanea. Citiamo Sentimento del tempo di Ungaretti, ma si potrebbero fare molti esempi. In Buffoni questo fluire degli anni, da quando il piccolo nipote si sporcava ancora nel letto fino a quando già frequenta l'università, è tenerezza, però ben presto si rivela dramma. Il poeta cresce e cambia in modo parellelo a quello del soggetto primigenio del suo sguardo affettuoso e protettivo. E all'improvviso dalla gioiosità dello sguardo sul bambino passa alla malinconia del già accaduto e non più recuperabile. In genere un  poeta tratteggia, ritrae, immortala un figlio. Ma Buffoni trova come soggetto stimolante, ma da curare, da seguire nelle sue performances di studi e di vita, il nipotino nel suo divenire "nipote". Singolare, inusuale, non saprei dire se anche unico caso. Quel che conta è che l'effetto è vibrante, morbido, naturale, quasi che il poeta abbia pensato a tenere questo piccolo diario, senza il progetto di libro. Solo alla fine, quando il bimbo è diventato uomo, si accorge che c'è in tutte quelle note un filo conduttore e le pubblica insieme in una raccolta organica. Lo dice lui, e noi ci crediamo. I due testi che trascriviamo dimostrano l'evoluzione di cui abbiamo parlato e lo stile semplice ma vivido che pervade tutto il libro.

 

Stefano si fa capire adesso

Si fa capire ripete tutto

Proprio come un ometto

Va al gabinetto

Non fa più la cacca nel letto

Si asciuga la bocca

Dà il bacio alla nonna

Nasconde le carte da gioco

Si allena espande il torace

"C'è inverno mite quest'anno"

Col babbo che lo crescerà

Dìccipiccipissipirri ì.

 

                *

 

                    Sentendoti parlare penso a quando anch'io

                    Convincentemente ragionavo di violazioni

                    Della casualità, di futuro

                    Capace col passato di confondersi,

                    Di Hansel e Gödel

                    Sul banco di Einstein.

                    Di quando insomma

                    Anch'io crescevo.

               

                 *

 

E vedo dall'alto del mio bagno sui box

La tua calvizie giovane allargarsi

Mentre con cura virilmente scattano

Pulsanti a luce verde. Plastica

A distruggere elementi d'altra plastica

Nel paese dei balocchi, usando coloranti

Per scoprire il percorso dei vasi sanguigni

Negli interstizi degli anni. Procrea, procrea

Ragazzo mio, che la tua bellezza non si perda.

Il suono comincia a nascondersi

Nel ventre del violoncello.

Si impietrirà la piccola carie,

Saprà come non farti male.

                                        Franco Buffoni

Da Theios (Interlinea, 2001)

 

Il libro è una specie di agenda senza data. La scansione dei giorni e degli anni è fatta dalle parole che sanno identificare il momento. "Scherzi ai nonni di quattordicianni", "... un po' più grande che ormai/ sente il corpo fremere", "Cresciuto alto come sei da poco", "Del tuo nuovo e-mail/ Sul far della sera", "Confidare in te nel tuo futuro/ Di laureato in agraria". Le cadenze della vita sono chiamate attraverso odori, sentori, tute, giochi, studi (traduzione da Cesare). Non c'è descrittività. Non c'è ambientazione. Eppure si comprendono anche queste dimensioni. L'evocazione avviene per sovrapposizione di immagini defraudate di colori e contorni. Sobrietà, pacatezza, sentimento forte di affettività, ma senza urli. E la lingua accompagna scarna e pulita questa essenzialità.

http://poesia.corriere.it/2008/01/franco-buffoni-lo-zio-guarda-i.html